Save the Caissara
 

AGGIORNAMENTO CAMPAGNA DI CONSERVAZIONE LEONTOPITECO TESTA NERA – SPVS 2020
SI RIPARTE

Continua l’impegno del Parco Zoo Punta Verde  nella salvaguardia del Leontopiteco testa nera (Leontopithecus caissara) tramite la collaborazione con la Wildlife Research and Environmental Education Society (SPVS è l’acronimo portoghese), ONG fondata nel 1984 nello stato di Paranà, che si occupa di progetti di conservazione nella foresta atlantica brasiliana.
 
                                                                                                                                                             

Dal 2004 al 2015 è stato l’IPE, organizzazione non governativa brasiliana, a condurre gli studi sul leontopiteco. Nel 2018 il programma di conservazione è stato rilanciato dalla SPVS e il Segretariato per le infrastrutture e l’ambiente dello Stato di San Paolo, con la collaborazione di ICMBio, Fiocruz e altre istituzioni.

Anche se la maggior parte dell'habitat della specie è inclusa in due aree pubbliche protette (Lagamar-Cananeia State Park e Superagui national Park), esistono minacce dirette quali la frammentazione dell’habitat, deforestazione illegale, turismo non sostenibile e assenza di protezione in altre aree di presenza della specie. Inoltre, la bassa densità di popolazione e la ristretta area di distribuzione rende la specie vulnerabile ad eventi stocastici, malattie e cambiamenti climatici.

 

Dal 2016 un’epidemia di febbre gialla interessa il sudest del Brasile, in particolare la foresta atlantica ed ha causato la morte di migliaia di primati. Nel maggio del 2018 è stata confermata la morte di un leontopiteco dorato (L. rosalia) a causa della febbre gialla e studi recenti indicano che il 30% del declino della popolazione di leontopiteco dorato è dovuto all’epidemia di febbre gialla. È noto che i primati che vivono in habitat frammentati sono più vulnerabili alle epidemie a causa della loro bassa numerosità. Così, alla luce di questi fatti, nel gennaio del 2019 c’è stata una seria preoccupazione riguardo questa epidemia e altre malattie, come ad esempio virus, in quanto potenziali nuove minacce alla conservazione delle specie.

 

 

 

 

Nel biennio 2020-2021, il programma di conservazione prevede:

  • il miglioramento delle conoscenze sulla specie attraverso il programma di ricerca;
  • un monitoraggio a lungo termine della specie sulla terra ferma;
  • di valutare con i partner la possibilità di avviare un programma di conservazione ex-situ;
  • di condurre uno studio veterinario per valutare l’impatto della febbre gialla;
  • di sensibilizzare riguardo all’importanza del leontopiteco testa nera e la conservazione dell’habitat, supportare i decisori e gli attuatori del progetto con informazioni aggiornate sulla specie;
  • di realizzare un modulo scolastico ad hoc “Conservazione della natura” per i giovani rappresentanti delle comunità locali che vivono nell’areale di distribuzione del leontopiteco esta nera sulla terra ferma;
  • di condurre una campagna di comunicazione che promuova il leontopiteco testa nera come icona della Foresta Atlantica.

Nello specifico, nel 2020 il Parco Zoo Punta Verde supporterà il progetto di conservazione con le seguenti azioni:

  • installazione di due radiocollari;
  • installazione di cinque fototrappole;
  • raccolta di campioni su sei individui per indagare la presenza della febbre gialla;
  • contributo al salario di un biologo, di un veterinario e di un assistente sul campo;
  • contributo all’acquisto dell’equipaggiamento da campo;
  • spese per i trasporti (carburante, noleggio auto), vitto e alloggio.

 

 

 

NASCITA DEL PROGETTO “SAVE THE CAISSARA”

L’impegno del Parco Zoo Punta Verde nella salvaguardia del Leontopiteco testa nera (Leontopithecus caissara), una delle scimmie più minacciate del pianeta, nasce nei primi anni del 2000.

In occasione della partecipazione alla Rainforest Campaign, campagna a favore della foresta pluviale atlantica lanciata dall’EAZA (European Association of Zoo and Acquaria) nel 2002, il Parco Zoo Punta Verde fece richiesta di poter ospitare una specie bandiera della foresta atlantica: il leontopiteco dorato (Leontopithecus rosalia), prima di allora presente in nessuno zoo italiano.

Le quattro specie di leontopiteci

  • Leontopiteco dorato (Leontopithecus rosalia)

 

  • Leontopiteco nero (Leontopithecus chrysopygus)

 

  • Leontopiteco testa rossa (Leontopithecus crhysomelas

 

  • Leontopiteco testa nera (Leontopithecus caissara)

 

Nello stesso anno, attraverso una donazione, il Parco Zoo Punta Verde si avvicinò al progetto a favore del leontopiteco testa nera (Leontopithecus caissara). Dal 2004, in occasione della trasferta in Italia per un convegno di Primatologia di Alexandre Amaral, responsabile del progetto “Save the Caissara”, nacque un filo diretto tra il Parco Zoo Punta Verde e i ricercatori brasiliani iniziando così uno scambio via mail di informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori di ricerca sul campo. Nel 2005 presso il Parco Zoo Punta Verde venne allestito uno spazio dedicato al progetto di conservazione in Brasile, il “Brasilian corner” trasformatosi poi in una più ampia “Esquina do Brasil” punti di divulgazione e raccolta fondi. Iniziò così in Italia la campagna “Save the Caissara” sostenuta dalla Punta Verde in situ Onlus.


IL PROGETTO

Il leontopiteco testa nera o Caissara è una tra le 25 specie di scimmie più minacciate al mondo, dal 1995 l’IPÊ ha iniziato a studiarlo e monitorarlo per scongiurarne l’estinzione. Il programma ha previsto la valutazione dello stato di salute della popolazione, la localizzazione di alcuni gruppi attraverso il radio collare per poter monitorare lo spazio-vitale (home range), lo studio di aree sulla terraferma per future traslocazioni, ovvero trasferimenti di animali in nuove aree per evitare sovrappopolamento e per ultimo, ma sicuramente non in ordine di importanza, lo studio dal punto di vista socio-economico della popolazione umana che abita le aree di distribuzione del Caissara, al fine di creare uno sviluppo sostenibile di essa attraverso lo sfruttamento delle risorse a loro note come l’artigianato o la pesca, distogliendola così da attività illegali come il bracconaggio o lo sfruttamento della palma per il palmito (cuore di palma per uso alimentare), tutte attività che non sono sostenibili e che danneggiano l’ambiente e gli animali presenti.

Un esempio dello sviluppo sostenibile delle popolazioni umane che abitano nell’areale del Caissara è quello perfettamente riuscito nell‘Isola di Superagüi. La popolazione di Superagüi è una popolazione di pescatori, gli uomini escono con le barche al mattino presto e rientrano solo in serata e nel frattempo le donne attendono il loro ritorno per sistemare pesce e reti.

Grazie ad alcune attività di educazione ambientale condotte dall’IPÊ e finalizzate a far conoscere il Leontopiteco testa nera e conseguentemente a rispettarlo, alcune donne hanno pensato di realizzare dei pupazzi per fare un teatrino per i bambini. I bambini gradivano molto quei pupazzetti e in ogni occasione adoravano giocarci, facevano delle maschere in carta per calarsi nella parte del leontopiteco e giocando imparavano a rispettare degli animali a loro molto vicini, ma molto minacciati. In seguito alcune donne dell’isola hanno lanciato l’idea di produrre i pupazzi, non solo per il divertimento dei propri figli ma anche per altri bambini e così hanno creato una sorta di “cooperativa”; l’associazione (IPÊ) le ha aiutate ad acquistare delle macchine da cucire e hanno cominciato a produrre dei pupazzi con le sembianze del Caissara e dell’Amazzonia a coda rossa, raro pappagallo che si trova nel medesimo areale del Caissara. L’IPÊ ha cominciato a diffondere la notizia che si potevano acquistare questi pupazzi e in poco tempo la notizia ha fatto il giro del mondo e si sono cominciati a vedere pupazzi cuciti dalle donne di Superagüi in alcuni zoo europei, lo Zoo di Copenhagen in Danimarca per primo seguito dal Parco Zoo Punta Verde.

Quest’attività ha incrementato del 385 % le entrate economiche delle donne dell’isola, incidendo con un incremento pari al 79% sul bilancio familiare.

Dopo parecchi anni di monitoraggio e diverse pubblicazioni finalizzate a una sempre maggiore conoscenza della specie nel 2015 il progetto è stato momentaneamente sospeso in attesa di azioni concrete che prevedano un’eventuale traslocazione di alcuni esemplari della specie, per poter ampliare l’areale di distribuzione. lo IUCN sta valutando, grazie al lavoro di ricerca, le mediazioni con le popolazioni locali svolto negli ultimi anni e ai dati confortanti, di migliorare il grado di minaccia del Caissara, spostandolo da gravemente minacciato a minacciato, cosa che sarebbe un gran successo e una dimostrazione che il lavoro svolto nell’ultimo decennio ha avuto un grande valore.

Continua invece l’impegno con la popolazione locale per il supporto ai progetti di sviluppo sostenibile. Nel 2010 è stata fondata l’associazione ARTECA (Artisan Association of Cananéia) ottimo esempio di sviluppo sostenibile in cui le donne locali sono coinvolte nella realizzazione di prodotti artigianali. L’associazione organizza periodicamente workshop di design e si preoccupa di trovare nuovi mercati per gli articoli realizzati. Inoltre recentemente è stato avviato un progetto di ecoturismo volto a far conoscere la zona nel pieno rispetto della Natura e dei suoi fragili equilibri. Si è cominciato, sebbene solo per l’utilizzo locale, a produrre il succo dei frutti della palma Juçara prendendo spunto dalla sorella più famosa Açaí che cresce nella foresta amazzonica i cui prodotti sono ormai ampiamente distribuiti anche in Europa e sono noti per le proprietà antiossidanti.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza l'aiuto degli Zoo e dei loro visitatori. Un aiuto costante derivante dai contribuiti provenienti dalle raccolte fondi effettuate presso il Parco Zoo Punta Verde, Il Parco Zoo Falconara, il Giardino Zoologico di Pistoia e il Parco Valcorba.

Attualmente all’interno dell’“Esquina do Brasil” è possibile visitare la mostra ricca di foto che racconta nel dettaglio la storia del progetto “Save the Caissara” e i risultati raggiunti in questi anni.

La storia del caissara ci insegna che un progetto di ricerca di una specie animale in natura non è fine a sé stesso ma permette di salvaguardare un intero ecosistema e le popolazioni che ci vivono.

 

La campagna di sensibilizzazione “Save the Caissara” ha permesso nel corso degli anni la raccolta di un importante contributo economico fondamentale per l’avanzamento del progetto.


Fondi devoluti al progetto “Save the Caissara”:

Anno 2002 → €   2.000,00

Anno 2004 → €   5.000,00

Anno 2005 → €   5.000,00

Anno 2006 → € 23.000,00

Anno 2007 → € 26.000,00

Anno 2008 → € 27.000,00

Anno 2009 → € 30.000,00

Anno 2010 → € 31.000,00

Anno 2011 → € 36.580,00

Anno 2012 → € 39.530,00

Anno 2013 → € 11.800,00

Anno 2014 → €   8.700,00

Anno 2015 → € 12.500,00

Anno 2020 → €   6.000,00

TOTALE € 264.110,00

 

IL CAISSARA O LEONTOPITECO TESTA NERA (Leontopithecus caissara)

 

Inglese: Black Faced Lion Tamarin (BFLT)

Portoghese: Mico Leão da Cara Preta, Mico Leão Caiçara

Spagnolo: Titi Leon de Cara Negra

 

Questo Leontopiteco è stato classificato da Maria Lucia Lorini e Vanessa Guerra Persson nel 1990. Il suo nome Leontopithecus caissara proviene dal nome “caiçara” che è la popolazione di pescatori dell’Isola di Superagüi, primo luogo dove è stata avvistata questa scimmia.

Si stima che siano presenti dai 300 ai 400 individui in un’area molto ristretta della foresta pluviale atlantica del Brasile e precisamente nell’Isola di Superagüi e nella regione di Ariri nello Stato di San Paolo.

Questo piccolo animale pesa circa 600 g ed è lungo cm 30 più la coda, è prevalentemente diurno ed arboricolo e predilige la foresta primaria costiera, chiamata anche “restinga”, ricca di bromeliacee epifite (piante che vivono su altre piante e traggono il nutrimento dall’aria e dalla pioggia) e mangrovie. La sua alimentazione comprende frutta, insetti, nettare ed essudati delle piante come ad esempio la gomma arabica. Generalmente i parti sono gemellari dopo una gestazione che va dai 125 ai 137 giorni.

Di questa specie si hanno davvero poche notizie proprio a causa della sua rarità, il Caissara è infatti una delle 25 specie di scimmia più minacciate del pianeta delle 624 esistenti o sarebbe meglio dire finora scoperte, è dunque classificata come gravemente minacciata nella Lista Rossa IUCN.